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Pop Rock Archivio

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Un piede sulla luna: Stazioni Lunari live a Luglio Suona Bene

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Dario Brunori, meglio noto come Brunori S.a.s.

Nell’afosa serata romana di martedì 12 Luglio la rassegna Luglio Suona Bene all’Auditorium Parco della Musica ospita Stazioni Lunari.

di Valerio Piccioli

L’atmosfera è quella giusta, di una serata tra amici, quasi di festa. La posta in gioco è alta, la caratura degli interpreti non lascia spazio a fraintendimenti: la performance si prospetta esplosiva, musicalmente ricca di spunti così diversi tra loro da sembrare un unicum.

Gli interpreti sono noti: Ginevra Di Marco, Carmen Consoli, Max Gazzè, Brunori Sas e gli Ex-CSI ovvero Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo e Giorgio Canali.

Quello che non è ancora noto, ma che ben presto lo sarà, è l’indiscutibile successo riscosso dall’evento.

Tra un virtuosismo alla batteria, un riff di chitarra, un arrangiamento al basso e un intreccio di vocalità tanto diverse nasce una serata che inchioda il pubblico della Cavea con gli occhi sognanti verso il palco.

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Carmen Consoli

La raffinatezza vocale della padrona di casa Ginevra Di Marco lascia spazio ai suoi ospiti, le sue stazioni lunari. Si parte da Brunori Sas, si passa per la Consoli, poi è il turno degli Ex-CSI e infine si arriva a Gazzè.

Identità diverse, diversi stili, ma una passione per la musica che li porta ad arrangiare e improvvisare sul momento pezzi che nemmeno gli stessi autori si immaginerebbero di modificare.

Stazioni Lunari in fondo è un progetto artistico che vuole sperimentare, condividere e declinare la musica verso nuove forme e stimoli.

Ogni artista accomodato sul palco nella propria stazione interagisce con l’altro, amalgamandosi con il pubblico e improvvisando sonate che deliziano le orecchie dei presenti.

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Max Gazzé

Si inizia con Canzone arrabbiata, si passa per Vento d’estate e Les tziganes, ci si innamora con L’ultimo bacio e Mentre dormi, poi si ride e ci si sfoga con M’importa na sega e Malarazza.

Nel mezzo tanta buona musica, tanti nuovi successi e canzoni tradizionali, tanto divertimento con L’eccezione, Depressione caspica, Amandoti, Battagliero, Cara Valentina, Sotto casa, La vita com’è.

Non c’è un attimo di sosta, è uno spettacolo da gustare tutto d’un fiato, lasciandosi trascinare dalla musica e dall’atmosfera per poter apprezzare al meglio questi incredibili musicisti.

Nel finale una standing ovation regala il giusto tributo agli artisti.

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Ginevra Di Marco

Ginevra Di Marco, Carmen Consoli, Max Gazzè, Brunori Sas, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo e Giorgio Canali hanno suonato e cantato:

Canzone arrabbiata/Come stai/L’eccezione/L’abitudine di tornare/Annarella/Depressione caspica/Il bagliore dato a questo sole/Vento d’estate/Les tziganes/Io sto bene/Arrivederci/L’ultimo bacio/Amandoti/Battagliero/Forma e sostanza/Mentre dormi/Cara Valentina/Rosa/Fiori d’arancio/M’importa na sega/Sotto casa/Malarazza

 Montesole/Oceani deserti/Danza/La vita com’è

GALLERIA FOTOGRAFICA A CURA DI VALERIO PICCIOLI

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Steve Norman: concerti, tributi e ricordi

Il grande sassofonista, chitarrista e percussionista degli Spandau Ballet al centro di una esclusiva intervista. Il prossimo 24 giugno sarà di nuovo a Roma, dopo lo show dello scorso febbraio con il dj set anni ’80 in coppia con Claudio Ciccone. La location dello spettacolo “Sotto gli occhi di Roma” (dal titolo del libro della scrittrice Patrizia Palombi), sarà Il Pincetto, via dell’Acqua Paola 4 (Zona Pineta Sacchetti).

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(Photo by Pasquale Cerza)

Prima di tutto, parliamo del progetto per Bowie, com’è stato? Come ti sei sentito dopo il tour con i suoi ex musicisti in cui riproponevate per intero lo storico album “Station to Station”?

“Beh, io sono sempre stato un fan di Bowie, sin dal 1972, quando c’erano gli Spiders from Mars con Mick Ronson, Trevor Bolder e Mick Woodmansey. Quello è stato sicuramente un punto di svolta della mia vita e posso dire lo stesso anche a nome degli altri Spandau. Noi tutti siamo stati influenzati da lui, era impossibile per la nostra generazione non essere travolti dalle sue invenzioni, dai suoi gesti ambigui, dalla creatività che portava. Ricordo ancora quel famoso gesto provocatorio mentre Mick suonava la chitarra, eravamo tutti lì davanti alla tv a guardare “Top of the Pops”. Il giorno dopo, a scuola, commentavamo sempre quello che avevamo visto nel programma, che era la nostra unica fonte musicale. Il look di David, tutto era così rivoluzionario e trasgressivo. Per il progetto, ho incontrato Tony Visconti e anche Earl Slick, che è stato l’altro chitarrista dopo Ronson e abbiamo deciso di metter su questa superband  per onorare la sua memoria, nell’anno della sua scomparsa.”

Quest’estate, invece, stai organizzando un gran bel festival , nei pressi del castello di Clitheroe, con grandi nomi…

“Ci sto lavorando da un anno con un mio grande amico, comincerà il 6 luglio e si concluderà il 9, con un giorno di pausa, previsto per il 7. Le teste di serie sono i Simply Red, Echo and the Bunnymen, Mike Peters e gli Alarm…”

A proposito di Mike, cosa pensi di lui?

“E’ una gran bella persona, un uomo straordinario, che ha combattuto e combatte la sua battaglia contro il cancro. Lui per me è lo Springsteen della Gran Bretagna, un grande operaio della musica, che ha scritto canzoni stupende, sono molto orgoglioso di averlo nel mio festival. Abbiamo anche suonato insieme in passato, su Youtube si può trovare una nostra versione live di “Gold”, con lui all’armonica.”

Adesso dimmi qualcosa degli Spandau Ballet. Tutti noi vogliamo sapere se vi incontrerete di nuovo presto.

“Voi tutti avrete ormai capito come l’ostacolo maggiore sia Tony, il cantante che ha deciso, per il momento, di focalizzarsi sulla sua attività da solista. Non capisco la sua logica. E’ una sua decisione e la devo rispettare. Ma farò e faremo il possibile per pressarlo e convincerlo a tornare in concerto con noi. Gli ultimi due anni sono stati fantastici, in tour dappertutto, in Italia sembravamo acquistare maggiore popolarità man mano che i giorni e le date si susseguivano, è stato bellissimo e sarebbe un peccato non dare un seguito. Noi abbiamo un grande amore per l’Italia, come si sa, al di fuori di ogni parola ruffiana. E’ il pubblico ideale, quello a cui ambire di più.

Una cosa che ho sempre voluto chiederti: quali sono i tuoi assoli di sax preferiti nelle canzoni degli Spands? Io ho sempre amato quelli di “Only when you leave” e “With the pride”.

Questo è tipicamente italiano, i tuoi gusti lo sono. Il motivo principale per cui gli italiani hanno amato e amano gli Spandau è il loro gusto per la melodia. E ti confesso che anche io amo molto questi due assoli, o quello di “True”, che forse è il più  suggestivo.

Tornerai presto in Italia, a Roma, il prossimo 24 giugno. Dicci qualcosa del tuo dj set (nato da un’idea di Pasquale Cerza) con il dj Claudio Ciccone.

“Io e Claudio ormai suoniamo insieme da tanto tempo, mi piace perché posso improvvisare, so che lui è sintonizzato sui miei gusti e sulle mie inclinazioni musicali, sa quando mi deve seguire, scegliamo insieme i pezzi e ci troviamo molto bene. Sarà una celebrazione, una grande festa, un evento per chi ama gli Spandau e la musica degli anni ’80. Sono brani che fanno “saltare dalla sedia”. Sarò solo io, ma ci sarà da divertirsi, questo è sicuro. Lo show è fatto apposta per far cantare il pubblico con canzoni con le quali tutti noi siamo cresciuti.”

Se ti chiedessi di definire le differenze  tra la musica e la creatività degli anni ’80 e oggi, cosa diresti?

“Beh, sai, c’è una differenza abissale. Allora era tutto invenzione, creatività. Allora le band si formavano a scuola, per strada, spontaneamente. La band era il fulcro di tutto, l’evasione. Adesso la musica rappresenta molto contorno, poca sostanza. Adesso sono gli uomini d’affari che si mettono al tavolino e decidono  per filo e per segno un qualcosa di cui l’artista è solo il prodotto finale.”

Pensa a tre canzoni storiche degli anni ’80, le prime che ti vengono in mente.

Così d’improvviso mi viene in mente Prince, che se n’è andato da poco. E’ stato incredibilmente grande, basti pensare al singolo album “Purple Rain”, a canzoni come “When doves cry” o alla meno conosciuta “Get off”, che mettevo su in rotazione e non riuscivo a smettere di ascoltare.

Hai mai pensato a una carriera da solista?

“No, guarda…ho molte offerte, album, dischi da solista. Ma in realtà non fa per me. A me piace stare sul palco a suonare con gli altri, a cantare, interagire. Come Keith Richards e Bernard Fowler, mi piace stare lì a suonare, altrimenti mi annoio.”

E noi lo aspettiamo, per divertirci e sognare con lui.

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I Duran tra oggi e domani, col cuore negli ’80. Trionfo a Capannelle

Fear today, forgot tomorrow” (“Temo l’oggi, ho dimenticato il domani”).

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Così recita uno dei versi più profondi della bellissima “Ordinary world“, eseguita ieri sera in modo magistrale dai Duran Duran, di scena a Rock in Roma a Capannelle. Il concerto ha convinto e coinvolto una platea di intenditori, molti ovviamente tra i 40 e i 50, ma non solo.

La scaletta della serata all’Ippodromo, tappa del “Paper Gods Tour 2016“, punta tutta sull’emozione, astutamente impostata sui grandi successi della band di Birmingham, con qualche strizzata d’occhio al nuovo disco (la tracimante “Pressure Off“, cantata da tutto il pubblico).

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Si apre alle 22, con la simulazione di un temporale (qualche goccia era caduta in attesa del live), Simon Le Bon entra per ultimo e comincia proprio con “Paper Gods“. Poi, da zero a mille, la band scalda subito i fans con  “Wild Boys“, “Hungry like a wolf” e “A view to a kill“.

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Simon sa come coinvolgere il pubblico italiano, lo conosce bene, il ricordo degli anni d’oro nel nostro paese è ancora vivo, così con qualche parola nella nostra lingua e molta simpatia la sinergia è assicurata.

John Taylor è il vero motore del gruppo, come sempre, il suo basso pulsante, la sua tecnica superba danno linfa vitale a tutte le esecuzioni e risaltano particolarmente in pezzi come “Notorius” (Simon la introduce così: “Questa è del periodo funk, con Nile Rodgers!”). Il momento più forte è di sicuro l’omaggio a David Bowie, scomparso lo scorso gennaio, al quale i Duran Duran devono molto, come tanti artisti britannici, per i quali il Duca Bianco è stato fondamentale pioniere di suoni, stili e arte. Così accade che “Planet Earth” si trasformi magicamente in “Space Oddity”, in una sorta di corridoio spazio-temporale ideale.

Poi arrivano “I don’t want your love” e “White Lines” dal sapore danzereccio. Si balla, si canta, tanti i baci durante la suddetta “Ordinary world“, l’episodio musicale più intenso scritto dalla band nei Novanta. Alla serata è presente anche una nutrita rappresentanza di Duran Radio (www.duranradio.com), la web station italiana interamente dedicata alla band d’oltremanica.

La parte finale tende al trionfo, con i classici insuperabili di sicuro effetto emotivo: “The Reflex” e “Girls on film”, che scatenano l’audience. Lo show finisce con due capolavori, tra di loro molto diversi, nei quali il basso di Taylor e le tastiere e synth di Nick Rhodes sono, giocoforza, protagonisti.

Una è la superballad “Save a prayer“, che ha fatto piangere e sognare almeno due generazioni, con quell’incedere struggente e quei versi scolpiti nella memoria:

“Some people call it a one night stand, but we can call it paradise”, “Alcuni la chiamano avventura di una notte, noi la possiamo definire paradiso”.

L’altra, superbamente segnata da una linea di basso complessa quanto vibrante, è la celeberrima “Rio“, title-track del Lp campione di vendite.

Al cronista restano il suono e il sapore di una serata davvero piacevole, di un gruppo di veri professionisti, come si stenta a trovare oggi. Una band che ha saputo cavalcare le epoche e trovare sempre alte ispirazioni. Grande qualità al servizio di classici immortali.

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Contestaccio, è la volta di Ninah Mars

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La poliedrica artista italo-venezuelana Ninah Mars, che sta riscuotendo sempre più un notevole successo in Italia, sia di pubblico che di critica, arriva al Contestaccio, per una serata davvero imperdibile il prossimo 3 giugno.

Avanguardista, ribelle, poetica, reazionaria, visionaria, poliedrica. Gli aggettivi per definire Ninah Mars e la sua musica si possono sprecare. Il suo punk rock, spavaldo unito ad una personalità davvero dirompente fanno di Ninah una delle artiste emergenti più interessanti del panorama punk e pop rock.

Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico è già un vero mito. A Caracas ha condiviso il palco coi Panamore, con i quali ha cantato insieme il brano “Misery Business Caracas” davanti ad una folla in delirio.

Apprezzata da pubblico e critica, ha scelto l’Italia e Roma in particolare e di farsi conoscere qui, da dove arrivano parte delle sue origini. Un richiamo quasi irresistibile quello dell’Italia per lei, la grande sfida di imporre la sua musica e la sua arte qui (visto che Ninah Mars non è solo una cantautrice ma anche una pittrice che con i suoi quadri a riscosso numerosi consensi in Venezuela, Italia, Svizzera, Spagna e Francia, dove ha partecipato a mostre collettive.)

 Grande successo a Palestrina, città della musica, uno dei  luoghi più cari a Ninah dove ha cominiciato il tour di quest’anno in una straordinaria serata al MenteLocale. Fondamentale il suo incontro con Max Antonaci, che ha avuto l’intuizione di capire che dietro quell’esile figura si nascondesse un’energia smisurata, pronta a conquistare il nostro Paese e l’Europa.

Ninah Mars sarà Live al Contestaccio Live Music venerdì 3 giugnio 2016. Ingresso Gratuito. ore 23:00. Opening Act: Circolo Vizioso della Farfalla, Un gruppo dove le diversità e le personalità si incontrano, convivono e condividono il piacere per la buona musica, la musica vera fatta di studio, dedizione e sperimentazione.”

La band molisana, composta da 6 elementi, nasce nell’estate del 2007 nei vicoli e nelle cantine del centro storico di Venafro, affermandosi sin dai suoi primi istanti a livello regionale, vincendo vari concorsi (Larino Rock, Art Rock, Energie Rock). Il gruppo riesce ad unire le eleganti sonorità del Jazz al ritmo trascinante dello Ska, il tutto accompagnato da testi scanzonati e originali.

NINAH MARS+ Circolo Vizioso della Farfalle @CONTESTACCIO LIVE MUSIC
CONTESTACCIO
Via di Monte Testaccio, 65,
00153 Roma

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Concerto 1° maggio a San Giovanni:tanta musica, poca politica e un grande successo di pubblico

CONCERTO PRIMO MAGGIO (9)

Gianluca Grignani, tra i protagonisti di quest’anno. Ha dichiarato durante la sua esibizione:”Non sono nè di destra, nè di sinistra. Scrivo per il popolo. Non sempre mi è andata bene, ma sti cazzi“.

Un flusso di circa 800 mila persone, ha interessato nel corso delle otto ore di concerto la piazza più grande di Roma che ospita da sempre il tradizionale concerto per la festa dei lavoratori organizzato dalle confederazioni sindacali. Quest’anno la politica si è vista poca: niente striscioni, nessun “coro”, l’inevitabile “Bella Ciao” cantata dai Modena City Ramblers, ma non poteva essere altrimenti, lo ha detto anche il conduttore Luca Barbarossa, non sarebbe stato il “Concertone” di San Giovanni, un pensiero al al ricercatore italiano ucciso in Egitto, Giulio Regeni, molte campagne lanciate contro bullismo e cyberbullismo, un omaggio a Prince, da poco scomparso e solo tanta musica, tanta gioia di vivere, di divertirsi.

Otto ore come sempre di spettacolo sotto la conduzione di Luca Barbarossa e di La Mario, al secolo Mariolina Simone celebre dj di m2o radio ma anche volto di Fox Tv canale 114 Sky, per il quale conduceo meglio fa da giudice al talent show Bartendency.

CONCERTO PRIMO MAGGIO (16)

Nada con Toys Orchestra ha eseguito un pezzo dal titolo Aprite le città.

CONCERTO PRIMO MAGGIO (1)

I Marlene Kuntz hanno chiuso la prima parte del concerto, proponendo Sulla strada dei ricordi, La canzone che scrivo per te, Il genio (l’importanza di essere Oscar Wilde) ed una serie di successi che l’hanno consacrati tra il grande pubblico

Sul palco si sono alternati via via grandi nomi della musica italiana ed internazionale, ma anche, come da tradizione, moltissima musica emergente, partendo dal Geometra Mangoni, finalista del contest legato all’evento, che permetteva ai giovani vincitori di esibirsi sul palco di San Giovanni (finali che si sono svolte nel locale romano Contestaccio dal 22 all 24 aprile passati), o la Banda Rulli Frulli (60 elementi volenterosi di dimostrare che i pregiudizi verso la disabilità si possono superare), anch’essi finalisti del contest 1MNext, quindi Miele, tra le giovani proposte dell’ultimo Festival di Sanremo, la Med Free Orkestra insieme a Matteo Gabbianelli dei Kutso, il cantautore Bugo, Il Parto delle nuvole pesanti giovane ed interessante band impegnata con la sua musica contro le mafie e il rapper Blebla, che ha avuto modo di esibirsi in “Non mi rifiuto, ricicla, riusa“, interessante rap di stampo ambientalista, mirato (come del resto il suo singolare abbigliamento con tanto di calzoni a bretella con sopra stampato il simbolo del reciclo), alla sensibilizzazione verso l’importanza della raccolta differenziata e del reciclaggio corretto dei rifiuti.

CONCERTO PRIMO MAGGIO (13)

I Modena City Ramblers insieme a La Fanfara di Tirana hanno eseguito I Cento Passi ed una versione inedita e rivisitata di Bella Ciao.

Ma come dicevamo i grandi nomi, non sono mancati nemmeno quest’anno: la prima parte ha visto le esibizioni di Eugenio Bennato, Gianluca Grignani, Enzo Avitabile, Nada, Ambrogio Sparagna e Marlene Kuntz oltre agli irriducibili ed immancabili  già citati Modena City Ramblers.

CONCERTO PRIMO MAGGIO (14)

Rezophonic: progetto discografico nato dall’unione di 250 artisti per raccogliere fondi per riportare acqua pulita nelle zone più disagiate della Terra anch’essi hanno preso parte all’edizione di quest’anno

La sera, l’attesa era tutta per gli Skunk Anansie, gli ospiti manistream di quest’edizione, ma ha visto anche la partecipazione di Max Gazzé, Fabrizio Moro, Tiromancino, Salmo, Vinicio Capossela, Nina Zilli e a chiudere una vecchia tigre del calibro di Tullio De Piscopo che festeggia i 50 anni di carriera sul palco di San Giovanni al ritmo del suo “Andamento Lento“, uno dei suoi più grandi successi

GALLERIA FOTOGRAFICA A CURA DI BARBARA FIORENZOLA

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“Closer” il nuovo video di Hera, in rete dal 27 marzo

 

Girato interamente a Londra (le riprese nella capitale britannica si sono svolte a gennaio), il nuovo video di Hera, “Closer”(cover di NE-YO) si avvale della collaborazione di Steve Wolf alla programmazione.

Siamo felici come RomaSuonaBene di presentarvelo e di poter nuovamente parlare di quest’artista emergente.

Per seguirla ed avere ulteriori info sulla sua attività vi forniamo i seguenti link:

http://www.instagram.com/herasinger

http://www.instagram.com/Heraproject2016

http://www.facebook.com/heraproject

http://www.youtube.com/heraofficialch

http://www.soundcloud.com/heraproject

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Exciter’s, oltre le cover

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La band-tributo dei Depeche Mode si è esibita ieri sera al Pride Pub di Roma, in un set pieno di qualità e fascino.

Decidere di essere una coverband ha i suoi rischi, anche se si viene trasportati dalla passione e dal desiderio di imitare il proprio gruppo preferito. Decidere di essere anche una band che scrive e pubblica la propria musica è una doppia sfida. Gli Exciter’s hanno deciso che ne valeva la pena, dimostrandolo ieri sera al Pride Pub di Roma, con un concerto di notevole spessore, seguito in diretta streaming da www.duranradio.com.

Accanto ai grandi successi della band di Basildon, infatti, sono stati eseguiti  interessanti brani originali, tra cui la splendida “Deeper arrogance“.

Si apre con “World in my eyes“, allacciandola a “Dream on” in una sorta di abbraccio ideale.

Seguono poi “Precious“, amara come sempre e “John the revelator“, ossessiva e accattivante, entrambe tratte da “Playing the Angel“.

La band suona con estrema complicità e sinergie collaudate. Alla chitarra, eccezionalmente, c’è Giuseppe Bellobuono dell’altra tribute band Cure Anomalies, la sua impronta si fa apprezzare, così come il cantante Vincenzo non imita Dave Gahan, ma riveste i brani di un magnifico e personale timbro, come quando canta “Walking in my shoes“, resa ancora più cupa e con un drumming incisivo.

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L’altra particolarità degli  Exciter’s è lei, Kris, voce potente e profonda e grande charme, che per esempio esalta la bellezza della ballad “Home“, scritta da Martin Gore (come del resto molti successi dei Depeche Mode).

La scaletta propone poi “In your room” “Strangelove” e le evocative “Soothe my soul” e “Never let me down again“.

La chiusura dello show non può lasciare indifferenti: pezzi da Novanta come “I feel you” e le leggendarie “Enjoy the silence” e “Personal Jesus“, la prima rivisitata con uno struggente intro di piano e un intermezzo di assolo di batteria, la seconda fedelissima all’originale.

Si chiude con le più classiche sonorità anni ’80, “Everything counts” è un tripudio di synth ed elettronica al cubo e tutti ballano, come usava all’epoca.

 



 

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Steve Norman, grande successo per il live romano del sassofonista storico degli Spandau Ballet

Steve Norman al Futurarte (7)Omaggio alla musica degli Spandau Ballet ma non solo: un tuffo nel mare primordiale dell’elettropop, per ballare oggi come si faceva trent’anni fa. Per tutte le generazioni, anche le più giovani, vive forte ancora il mito degli anni Ottanta

L’altra sera al Futurarte, sembrava di essere tornati indietro nel tempo di circa trent’anni. Quanti ne sono passati, da quando i Duran Duran e gli Spandau Ballet, si contendevano i cuori delle ragazzine, suscitando l’invidia di qualche maschietto, che si chiedeva mai cos’avessero di tanto speciale Simon Le Bon da una parte o Tony Hadley dall’altra. Chi capiva di musica, sin da quei tempi, sapeva che quei due gruppi non erano e non sarebbero stati nemmeno negli anni a divenire un fenomeno momentaneo, neanche un prodotto commerciale come ce ne sono molti ora. Era grande musica, di quella che entra dentro e non ti esce più.

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Molti anni dopo, la loro musica e quella in generale degli anni Ottanta, è stata rivalutata come si meritava. Perché forse quello è stato l’ultimo vero decennio.

Steve Norman
La cosa bella, della serata che ha visto la presenza di Steve Norman, sassofonista storico degli Spandau Ballet, è stata quella di intuire che la gente ha ancora tanta voglia di ascoltare quelle melodie.

Steve Norman al Futurarte (13)
In effetti, l’artista non si è limitato ad autocelebrarsi. Dando sfogo alla sua creatività e al suo essere polistrumentista, prima che sassofonista, si è scatenato al sax e alle percussioni, coadiuvato alla consolle da Claudio Ciccone, in un medley dedicato alle sonorità electropop che proprio dagli anni Ottanta traggono le loro origini. Pezzi degli Spandau sì, anzi degli Spands, come amano chiamarli i fan immarcescibili ed irriducibili, che ancora oggi ci sono, e sono tanti.

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Un brodo primordiale, da dove prendeva vita e forma la musica dance degli anni a venire, seguendo il solco già tracciato da band indimenticabili come A-ha, The Human League, Ultravox, Dead Or Alive, New Order e naturalmente Depeche Mode. Quindi la riproposizione di brani storici degli Spandau Ballet come “Gold”, “To cut a long story short” e “The Freeze”, eseguiti durante la seconda parte del concerto, quando Steve si è concesso al suo pubblico, scendendo in platea e suonando in mezzo a decine di fan entusiasti, che non vedevano l’ora di postarsi un “selfie” accanto al loro mito di sempre, culminando in una eccellente rilettura di “Running up that hill” della leggendaria Kate Bush.

Steve Norman e Claudio Ciccone
Steve Norman si è presentato in grande spolvero, carico e desideroso  di fare le cose in grande, ma si sa che per lui il tempo è stato più generoso, essendo tra tutti, quello che sta invecchiando meglio, anzi pare non invecchi proprio. Forse il più divertito, l’altra sera al Futurarte era proprio lui: si è mostrato disponibile sin dall’inizio ed ha saputo cogliere l’atmosfera del momento in ogni sua sfaccettatura, dando vita a una fantastica esibizione nel contesto di una serata perfetta.

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Steve e Dj Claudio Ciccone, che già vantano precedenti esperienze, si dimostrano ancora molto affiatati, tra di loro si nota un’amicizia oramai duratura. Per Norman, si è trattato di un piacevolissimo ritorno a Roma, a distanza di un anno dall’ultima volta.   Lo spettacolo è stato anche sentire un sax suonato in modo inconfondibile, riconoscibile tra mille, sentire la carica di percussioni che hanno segnato per sempre il sound degli Spandau. Lo spettacolo è stato anche vedere una star da milioni di copie mondiali intrattenersi a firmare autografi, fare foto e ricevere regali dai fans per oltre due ore dopo la performance.  Sì, tutto vero. “This much is true”.

GALLERIA FOTOGRAFICA A CURA DI DANIELE CRESCENZI

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Musica e solidarietà al Wishlist nel segno e nel ricordo di Bowie

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Una serata di musica, arte, video, racconti, e molto altro dedicato al Duca Bianco.

Si terrà tutto a Roma il 27 Febbraio 2016.

L’ intero ricavato andrà alla Lotta contro il cancro.

 Segnatevi l’evento e partecipate numerosi  per una giusta causa.

Oltre per omaggiare una personalità che tanto ci ha regalato continuando a emozionarci.

La Musica si fa tutti assieme, la malattia si sconfigge tutti assieme.

SABATO 27 FEBBRAIO DALLE ORE 21.00

WHISHLIST

VIA DEI VOLSCI 126 B, 00185 ROMA (ZONA S. LORENZO)

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Cassandra Raffaele:” Vivo la musica e la vita con leggerezza, ironia e colore”

A lato della sua esibizione del 27 novembre scorso al Monk Club di Roma, abbiamo incontrato Cassandra Raffaele. La talentuosa ed eccentrica artista siciliana, che nel 2010 aveva partecipato al talent X-Factor in squadra con Elio, ci ha raccontato “Chagall“, il suo ultimo lavoro discografico uscito il 30 ottobre

Questo tuo nuovo disco si può definire il disco del cambiamento: con “Chagall” cambi strada, percorri nuovi ambienti musicali, cambi look e modo di proporti al pubblico. Che cosa ha determinato questa tua voglia di cambiare rispetto al tuo precedente lavoro?

Diciamo che il cambiamento per me è l’input base per fare sempre nuove cose. I dischi io li concepisco un po’ ognuno a se. Ci sono delle storie a se, dei film a se, ci sono scenografie, colori, costumi che cambiano e storie che cambiano. Naturalmente l’attrice è sempre la stessa. Questo modo di concepire l’arte, la musica, mi carica veramente di tanta energia. Mi entusiasma molto. Non riuscire a fare cose tutte uguali. Di uguale c’è la persona, ci sono io, con le mie idee”.

Come nasce la collaborazione con Elio e quella con Brunori?

Conoscevo sia Elio che Dario Brunori, per motivi differenti. Elio l’ho conosciuto in occasione di X-Factor, anche se abbiamo avuto modo di vederci poi l’anno scorso, in occasione di un suo concerto, dove mi trovavo in opening act. Con Brunori ci siamo conosciuti al festival di musica indipendente che si svolge ogni anno a Tindari. In entrambi i casi sono affascinata dal loro modo di fare musica e di concepire l’arte. Poi ci accomuna un po’ questo senso ironico, questa visione ironica della vita, per quanto basta a non annoiarcela. Scrivendo l’album avevo questi due brani ho pensato bene di farglieli ascoltare, perché sia nell’uno che nell’altro potevano essere due ospiti eccellenti, molto idonei all’atmosfera, alle storie dei brani. Così glieli ho fatti sentire e me li ritrovo quindi dentro come ambasciatori di “Chagall“.

Perché il titolo “Chagall”?

Chagall” anzitutto perché ho voluto omaggiare il modo di concepire l’arte, l’amore e la vita di questo pittore che influenzò tantissimo la pittura contemporanea agli inizi del Novecento, ma che ha lasciato dei segni di modernità che ancora oggi si possono vedere, in questa modernità di oggi, senza datarla. Mi sono voluta vedere così leggera, fluttuante nell’aria. Queste persone che si amano e si tengono per mano. È un modo che ho anche io di vedere la musica, così con leggerezza, qualcosa che ha colore. Io mi immagino sospesa così con i pattini quando penso alla musica. Così come in un quadro di Chagall”.

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La canzone “Valentina” è stata una scelta di moda, del momento? Qual è l’esigenza che porta un cantante ad esprimersi in maniera così profonda su valori così importanti?

Il brano “Valentina” nasce da un giro di accordi così una mattina, in modo abbastanza inconsapevole. Non sapevo fino a che punto avrei potuto raccontare questa storia di due donne. È stata un po’ la musica che mi ha suggerito. Ho voluto raccontare una storia di abbandono che comunque non ha nessuno schieramento. L’abbandono, così come l’amore sono sentimenti forti che non conoscono differenze sessuali. Valentina è una donna che viene abbandonata da un’altra donna”.

In “Chiedimi” il tema è la comunicazione. Quanto è importante per te la comunicazione?

Chiedimi” è una canzone che parla di quanto sia difficile parlare bene e comunicare bene con le persone che si amano. A volte accadono cose nella vita che portano ad allontanarci. È una richiesta di aiuto, di volerci essere. “Io sono qui, chiedimi se vuoi parlare, lo facciamo”.

Cosa vorresti che i tuoi ascoltatori ti domandassero?

Non sono una che si aspetta domande. Preferisco vivere l’attesa della domanda, senza preoccuparmi poi di quello che si parla”.

Il carattere del tuo disco espresso in un solo aggettivo e perché scegli quell’aggettivo.

Se devo descriverlo con una sola parola direi che è un album libero. Libero dagli schemi. Io ho voluto sperimentare tante cose, ispirandomi solo alla bellezza dell’arte. In un periodo storico in cui siamo bombardati da suoni e da ispirazioni”.

Ora che sei anche produttrice, oltre ad essere cantante, cantautrice, polistrumentista, arrangiatrice il termine “cantora indipendente” ti va un po’ stretto?

No fondamentalmente il termine “cantora” mi rappresenta tutt’ora. “Cantora” è un po’ l’insieme di tutte queste cose. L’insieme di quello che sono e che esprimo con la mia arte, la mia musica, i miei strumenti che suono e con i quali mi approccio sempre in una maniera un po’ naif. Il termine “cantora” mi fa pensare al lavoro dell’artigianato musicale, fatto di strumenti, di lavoro e di tanto sacrificio e poi vedere le cose che costruisco prendere forma”.

Essere produttrice: la difficoltà e la libertà dell’essere produttrice…

Produrre un album è una cosa bellissima che ti permette di assistere all’evoluzione di ogni singolo brano, ma è talmente impegnativo che non riesci a prenderti la tua vacanza da te stessa, è allienante, ma d’altra parte è talmente bello e talmente interessante ed entusismante che vale la pena di testare e di fare”.

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Attualmente sei concentrata solo su questo lavoro o stai già pensando al prossimo?

Ma chissà. Io sono concentrata su “Chagall” in questo momento, ma è ovvio che scrivo di continuo, non mi fermo mai e questa cosa mi aiuta a distrarmi da quello che sto già facendo. Perché è proprio vero che la vita ti accade quando sei intenta a fare altro. E così gli album li vivo come qualcosa che accade nel mentre faccio altre cose, in questo momento sono in tour con “Chagall” ma scrivo e quasi sogno, mi immagino cosa verrà dopo… il bello è questo”.

Consiglieresti a chi vorrebbe intraprendere una carriera artistica come la tua, l’esperienza di X-Factor?

È un’esperienza che non capita tutti i giorni fare X-Factor. Se questa possibilità la incontri per strada, vale la pena farla una sola volta, secondo me. Proprio per quello che significa. X-Factor è stato un programma televisivo, quasi surreale per la mia realtà musicale, fatta di musica dal vivo di live. È comunque stata un’esperienza importante che mi ha aiutato a decidere di non tornare più indietro. Non sono tornata a casa o al lavoro che facevo. Lavoravo in un ospedale, ho deciso di prendere un’altra strada, ho cominciato a scrivere canzoni, ho capito che volevo fare quello nella mia vita. Ragion per cui, si, consiglio a chi vorrebbe intraprendere una carriera musicale di fare un’esperienza simile, dandogli il giusto peso”.

Dal tuo punto di vista anche di produttrice, vedi nei talent, l’unico modo per farsi conoscere o il mercato riesce ancora a lavorare bene?

I talent danno molte possibilità ma principalmente a interpreti. Basti pensare agli interpreti che sono usciti fuori in questi anni. X-Factor ha sfornato grandi voci, qualcuna meno interessante, qualcuna di più, qualcuna che è rimasta poco. Fondamentalmente è una trasmissione che può dare possibilità agli interpreti. Non è l’unico palco, se voglio vedere un concerto acquisto un biglietto. Ma non è per i talent che la musica sta in crisi. La musica sta in crisi perché la gente non compra più i dischi. Lamentarsi sul fatto che i talent abbiamo reso precaria la musica, secondo me, è un’eresia, perché la musica si è impoverita quando la gente non è andata più ai concerti, non ha vissuto più la musica e non ha comprato più dischi. Perciò, parliamo meno di talent e viviamo di più la musica”.

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Tu facevi musica anche prima dei nuovi media, quanto è cambiata la musica rispetto a prima, con l’avvento dei nuovi media?

Oggi per fare musica servono i contenuti, poi ci sono i social e una buona promozione sulla rete. Ma dietro a tutto ci deve stare il contenuto, ci vuole un palco il rapporto diretto con la gente. Benché la rete abbia una grande potenzialità dovuta dal fatto che, basta un click per raggiungere tutto il mondo, il rapporto che si instaura con un concerto dal vivo è diverso, è qualcosa in più”.

Per ultimo, perché comprare il tuo disco?

“Perché è l’album del secolo!!! È un pezzo di cuore, è un pezzo di vita, è un pezzo di storia, è un film da vedere, quindi spero che ci sia la curiosità della gente di andarlo a sentire”.

L’album “Chagall” di Cassandra Raffaele è disponibile su CD e digital download su Amazon e iTunes dal 30 ottobre 2015.