I Camillas, il difficile compito di fare musica felice

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Venerdì 16 settembre I Camillas, come da tradizione consolidata, hanno riaperto la stagione del club ‘Na Cosetta di Roma. Li abbiamo incontrati in occasione del loro live nel quale ci hanno raccontato un po’ di tutto su di loro e su come non sia sempre facile fare musica felice come si potrebbe pensare, vediamo perché…

I Camillas, irriverenti, istrionici, fantasiosi, a tratti surreali calcano le scene indie da molto tempo e nel 2015 sono arrivati anche in finale nel talent show “Italia’s Got Talent”. Ma la loro storia nasce da molto prima. Il loro primo album “Everybody in the Palco” risale al 2007. Da li altri quattro dischi, ma anche un libro (“La rivolta dello Zuccherificio”), molti concerti, qualche esperienza televisiva e tante altre cose.

Incontrandoli, in occasione del live a ‘na Cosetta al Pigneto (Roma), locale dove oramai da tempo aprono la stagione musicale, abbiamo scoperto tante sfaccettature di questo incredibile duo, oggi diventato un trio con l’ingresso di Michael Camillas alla batteria. Già, proprio così Michael Camillas, perchè per uno strano gioco che in questo li rende molto simili a un gruppo rock come i Ramones, utilizzano il nome del gruppo ribattezzando ogni membro, a partire da loro stessi, Zagor e Ruben, come se fosse un loro fratello con il cognome Camillas. Ruben e Zagor Camillas, ovviamente non sono fratelli, ne cugini, ma solo amici che si sono conosciuti come ci spiegano, andando a vedere ognuno di loro il concerto dell’altro. I loro veri nomi sono…no non ve lo diciamo!!!! Lasciamo che resti un piccolo mistero…per ora!

 Ruben, è chitarra e voce, mentre Zagor suona le tastiere. Entrambi compongono i pezzi, senza mai un’idea precisa all’inizio, ma partendo da alcuni spunti, improvvisando e andando avanti. Cosa molto “jazzistica” se vogliamo, ma loro non fanno jazz, forse nemmeno indie-pop, hardcore minimal o alternative…cosa fanno ce lo dicono chiaro e tondo:”fanno musica felice

Come si potrebbe definire la vosta musica e il vostro modo di suonare?

Zagor:Ci piace suonare seduti, con luce avvolgente, suoni candidi. Dopo di che, con l’arrivo di Michael alla batteria, la questione è completamente cambiata. Questo brillare del jazz nel suo modo di suonare, questo appoggiare le bacchette, non colpire la batteria, ha fatto si che ci approcciassimo anche al jazz, ma non come musica, come improvvisazione, come stile di vita, come modo di intendere le cose.”

Ruben:E’ stata un po’ come la storia del jazz, che nei momenti in cui il “free” è arrivato, in questa maniera così aggressiva all’interno della sua storia, il jazz si è arrestato . Noi abbiamo voluto riprendere il discorso un po’ da li, nel momento in cui il free è arrivato, senza diventare dei classicisti, ma cercando di riprendere la storia da li!”

Zagor:Manteniamo questo brillare del jazz, portandolo su un canale diverso, facilmente navigabile e percepibile, allegro, funk, godibile…un jazz con piccoli spiragli di luce pop, spiragli che però “abbagliano”, così come è giusto che sia”

Ruben:”Nel momento che il jazz cade, c’è quella venatura di pop a riprendere il tutto.

I Camillas:saranno ancora loro, con la verve che li contradistingue ad aprire la nuova stagione de 'na Cosetta

Voi come vi siete conosciuti? E da quali esperienze venite?

Zagor:Noi ci siamo conosciuti in un negozio di dischi e ai nostri reciproci concerti. Io andavo a vedere i concerti suoi e della sua band di allora, lui i miei e della mia band di allora. Un terzo amico è arrivato e ci ha detto:”facciamo un disco insieme”.  Da li è nata questa idea di fare musica felice insieme.

Musica felice? Cosa significa?

Zagor:Musica felice, significa “musica felice”. E’ molto facile fare musica triste, fare musica felice è più difficile: fare musica ballabile, techno-fighissima, movimentata, la musica che reca stati d’animo ben precisi. Non deve mai mancare l’allegria, in ogni passaggio della nostra musica. Quando ci accorgiamo che qualche passaggio manca dell’allegria giusta e della felicità giusta, cambiamo tutto.

Ruben:”Ci sono accordi, giri di basso e altri passaggi che possono arrecare uno stato d’animo “non felice” a chi ascolta la nostra musica. Noi cerchiamo di depurare la nostra musica da qualsiasi accordo possa apparire “triste”.

Quindi voi nei vostri brani, trattate solo temi allegri?

Zagor:”Non sempre. Parliamo anche di stati d’animo come la tristezza, l’amore, la solitudine, l’abbandono. Ma sempre con leggerezza, anche un testo abbastanza triste, può diventare più felice se si è messo all’interno di una musica allegra e ritmata, senza nessun passaggio “triste”

Ruben:”Mi viene in mente un cantautore come Piero Ciampi. Lui faceva testi divertenti spesso, accompagnati da un fondo musicale malinconico. Noi in questo caso facciamo l’esatto contrario, quando vogliamo parlare di argomenti più “pesanti” li allegeriamo con la musica felice che facciamo. Poi ovviamente ci sono canzoni felici in tutto, musica e testi entrambi spensierati.”

Live a na Cosetta

Perché dite che è difficile fare questo tipo di musica? Qualcuno ripensando allo stile cantautorale italiano potrebbe dire che fare canzoni “tristi” sia difficile in Italia…vedi cantautori come Tenco, De André, o lo stesso Ciampi…

Ruben:”Ma vedi, alla fine Ciampi in effetti faceva a suo modo “musica felice”, per questo veniva emarginato. Lui rideva un po’ della bruttezza, prendendo con leggerezza temi drammatici. I testi leggeri, si scontravano con la pesantezza e la durezza della musica. Lo stesso Tenco in brani come “Ciao Amore”, faceva musica felice.”

Zagor:Tenco pure in certi brani faceva sorridere, pure mantenendo un sottofondo d’amarezza.“

Ruben:”La musica italiana tende sempre un po’ al “tristone”. Il “tristone” è un’entità dentro la quale tutti ci si possono riconoscere, troppo facilmente.”

na cosetta strumentazioni live

Effettivamente le canzoni italiane sono per la maggior parte improntate su tre temi: l’amore, l’amore non corrisposto con tutte gli stati d’animo che comporta, la fine dell’amore con l’inevitabile senso di abbandono, smarrimento e solitudine. Invece le vostre canzoni di cosa parlano?

Zagor:Anche di questo, ma vogliamo giocare con ogni tipo di situazione. Dalla più struggente e amara alla più divertente.”

Ruben:”Noi facciamo molto lavoro sulla forma. Il problema della musica italiana è che sta sempre sul contenuto. Questi cantautori fanno bellissime canzoni, bellissimi testi e poi vanno a fare dischi prodotti in studi con batterie che hanno il suono tutto uguale, sembra tutto finto. Noi lavoriamo sulla struttura del suono, fa molto più emozionare un suono più esile, più strutturato più vero”

Quando parlare di lavoro sulla struttura vi riferite anche allo schema della canzone stessa? Tipo strofa-ritornello-strofa, che voi non fate…

Zagor: Non è vero che non lo facciamo. Facciamo anche canzoni con quello schema. Però altre sono diverse. Dentro ogni nostro album tu troverai canzoni strofa-ritornello-strofa, ma anche altre che sono di un minuto e trenta che insistono tutte sullo stesso accordo. Un’altra canzone che abbiamo fatto che si chiama “Il Codice” ed è suddivisa in tre parti, una suite che inizia come una classica canzone d’autore, poi si apre ad altri generi”

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Come create le vostre canzoni?

Zagor: Nascono li per li, da vari spunti. Non c’è niente di preconcetto, nasce tutto dall’improvvisazione e poi si crea la struttura attorno. Ma non c’è niente della musica o del testo, che sia già stato pensato in precedenza. Ogni brano ha una sua origine diversa. E’tutto molto libero, improvviso, istintivo…un gioco istantaneo”

Ruben:” Nell’ultimo annetto, ad esempio, abbiamo fatto dei brani con il nome della città dove l’abbiamo suonata per la prima volta. L’abbiamo suonata li e l’abbiam composta li nel momento dell’esibizione. Componiamo i pezzi durante il soundcheck…quindi abbiamo canzoni che si chiamano “Busto”, “Prato”, “Atalanta” che l’abbiamo fatta a Bergamo. Pezzi che nascono nell’andare a una città o nel trovarsi in quella città”

Che ci potete dire dei nuovi lavori in cantiere?

Ruben: A ottobre saremo in sala per iniziare a lavorare sul nuovo album”

Zagor:Qualche brano nuovo ce lo abbiamo, ma ogni disco alla fine è la prosecuzione del precedente, laddove termina il precedente si creano le basi del nuovo. E’ tutta la prosecuzione di un discorso iniziale.”

Sull’idea del contenuto e del titolo del nuovo album i Camillas lasciano trapelare qualche indiscrezione: sarà un disco molto ispirato dalla musica e dal lifestyle dell’East Coast americano, non dovrebbe prevedere collaborazioni e probabilmente si intitolerà “Discoteca Rock”….ma con i Camillas mai dare nulla per scontato,  fedeli al loro stile libero, mai creato a priori potrebbero regalare sorprese all’ultimo momento.

A proposito di Daniele Crescenzi

Ideatore e direttore di RomaSuonaBene e www.zetaemme.it